Case Di Riposo e Asili: Un Punto Di Incontro Tra Vecchiaia e Gioventù

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Case Di Riposo e Asili: Un Punto Di Incontro Tra Vecchiaia e Gioventù

Recentemente ho letto di un curioso esperimento sociale che sta prendendo piega in diverse parti del mondo e, seppur con toni più calmierati, anche in Cina.

A Guizhou, nel sud ovest cinese, e’ possibile infatti assistere all’interessante fenomeno degli asili combinati alle case di riposo.

Nella capitale della provincia, Guiyang, è stato creato un istituto dove anziani e bambini convivono insieme e condividono la maggior parte delle attività della giornata.

Alcuni hanno quasi un secolo, altri soltanto tre anni. Sono l’inizio e l’autunno della vita.

I bambini, dai 3 ai 6 anni, condividono infatti parte della giornata con anziani dai 73 anni in su: in questo modo, secondo la filosofia del centro, i giovani imparano dagli anziani e gli anziani rimangono giovani.

Si chiama “educazione intergenerazionale” e consiste nel far coabitare all’interno della stessa struttura un asilo e un centro anziani, i piccolissimi e i grandi vecchi. L’obiettivo è proprio quello di creare delle occasioni di incontro e di attività, come la cucina, la pittura, la lettura, in cui le età si mescolino e rappresentino soltanto dei numeri senza essere d’ostacolo alcuno e le generazioni si fondano, partendo dalla constatazione che gli anziani e i bambini insieme stanno bene, e soprattutto hanno molto da imparare gli uni dagli altri.

I centri intergenerazionali di questo tipo hanno iniziato a diffondersi dagli anni 70 del ‘900 con il primo centro aperto a Tokyo; negli anni a seguire,l’apertura di questi centri avvenne in tutto il Giappone, Europa e Nord America. Tuttavia, governi poco supportivi e genitori titubanti, resero l’idea meno popolare in Cina.

Il centro di Guiyang è infatti uno dei due centri aperti in tutto il Paese.

ll centro, denominato Xiyanghong, ovvero “luce del tramonto”, non fu un immediato successo; fondato nel 1996 come prima casa di riposo a gestione privata, venne successivamente rivisitato grazie alla collaborazione con una scuola materna locale.

L’inizio fu piuttosto difficoltoso dal momento che i genitori erano restii a lasciare i propri figli con degli anziani e lo staff era già carico di lavoro nel prendersi cura dei residenti della casa di riposo.

Col passare del tempo tuttavia, l’idea si rivelò geniale dimostrando come le interazioni transgenerazionali di questo tipo apportino numerosi benefici ad entrambi: i bambini migliorano la salute fisica e mentale degli anziani, riducendo i sintomi di solitudine e

depressione; per i bambini, invece, l’interazione con persone anziane aiuta a migliorare il loro apprendimento e sviluppo sociale.

I bambini imparano infatti il senso di fragilità della vita e a diventare maggiormente responsabili, prendendosi cura degli altri.

A contatto con i “grandi vecchi” i piccoli imparano a non avere paura del tempo che scorre, di rughe e disabilità; se per gli anziani i piccoli sono una ventata di gioia, i bambini attingono alla saggezza e all’ironia di chi ormai non ha più fretta.

 

Marianna Roglio


 

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